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- Maldamor, uno spettacolo che rende omaggio ad Alda Merini, va in scena il 27 marzo 2025 al Teatro Paisiello di Lecce.
- Il 29 marzo, al Teatro Regio di Capitanata a Foggia, è la volta di Un caffè con Alda Merini.
- Alla poetessa è stata attribuita una frase in cui lei asserisce che il dolore peggiore che abbia sopportato è stato «quello dell’anima».
Alda Merini in Puglia, prima tappa
Il 27 marzo, al Teatro Paisiello di Lecce, è la volta di Maldamor, uno spettacolo che rende omaggio alla vita della poetessa. Scritto e adattato da Agnese Perrone, la rappresentazione porta sul palcoscenico il potere delle parole come strumento di congiunzione tra la libertà e follia. Attraverso il linguaggio, Alda Merini è riuscita, tramite la poesia, a trovare un modo per esprimersi liberamente, raccontare i propri tormenti e affrontare temi come la vita, l’amore, la famiglia e la cattiveria della gente.
Lo spettacolo, prodotto da Frida, vede Agnese Perrone insieme a Marco Carrozzino e Chiara Papa tessere le fila del Maldamor. Un tema che introduce al dramma della salute mentale, dentro una profonda riflessione su come il linguaggio possa diventare un mezzo di emancipazione ed espressione dell’individuo.
Alda Merini in Puglia, seconda tappa
Sabato 29 marzo, il Teatro Regio di Capitanata a Foggia ospita lo spettacolo Un caffè con Alda Merini. L’inizio della storia, scritto e diretto da Margherita Caravello. Portato in scena dalla APS Anna Magnani, propone un ritratto inedito della poetessa che parte dalla sua infanzia fino alla sua prima apparizione televisiva. Con rigore biografico, la pièce si muove lungo un percorso di ricostruzione dell’identità della Merini, facendo emergere un lato poco noto al grande pubblico.
«In questo spettacolo – spiegano dall’APS – c’è quello che sappiamo sulle emozioni, su quanto incidono le relazioni nello sviluppo dell’identità del singolo, sulle contraddizioni che ci compongono e che ci rendono per questo unici e sorprendenti».
Un caffè con Alda Merini è programmato anche a Policoro, Torino, San Vincenzo e Monza.
Il dolore dell’anima di Alda Merini
Entrambe le rappresentazioni previste in Puglia gettano luce sulla vita e l’opera di Alda Merini. Nata a Milano nel 1931 e scomparsa nel 2009, è una delle poetesse più amate e significative della letteratura italiana contemporanea. La sua esistenza, caratterizzata da sfide personali e prolungati periodi in strutture psichiatriche, ha inciso profondamente sulla sua espressione poetica. Nei suoi versi, Merini indaga su tematiche quali l’amore, il dolore, la vulnerabilità umana e l’aspirazione alla libertà. Nonostante le avversità, ha costruito un’opera letteraria vasta, che abbraccia poesia, narrativa e aforismi. Alda Merini è stata insignita da numerosi premi, divenendo un simbolo della tenacia e dell’ingegno.
L’essenza della sua poetica si riflette in una frase che le viene attribuita, seppure non si abbia la certezza che sia stata lei a pronunciarla. In risposta alla domanda su quale fosse il dolore più grande che avesse mai sopportato, lei avrebbe detto «quello dell’anima». Questa affermazione racchiude il cuore della sua opera: un dolore invisibile ma devastante, una ferita che non si vede ma che consuma dall’interno, lasciando segni indelebili. La poetessa descrive il dolore come un qualcosa che gli altri non comprendono, un’esperienza isolata che sfugge alla razionalità comune e alla compassione altrui. Le dinamiche sociali e le sfide nel riconoscere il dolore, e quello mentale in specie, sono temi persistenti nei suoi scritti, che rendo attuale il suo messaggio ancora oggi.
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Per orientarsi fra testo e contesto

Le parole di Alda Merini, cariche di sincerità e vulnerabilità, si rivolgono a chiunque abbia mai affrontato sofferenze, solitudine o il bisogno di essere compreso. Le sue raccolte, come Il carnevale della croce, pubblicata da Einaudi nel 2009, continuano a ispirare e a toccare profondamente il cuore dei lettori. Nel contesto teatrale, spettacoli come quelli in Puglia regalano nuove prospettive sulla vita della poetessa, non solo sulla sua biografia ma anche sul contesto storico e sociale in cui è vissuta. La poesia di Merini è uno stimolo a trovare la nostra voce per esprimere liberamente quello che ci opprime e sembra schiacciarci.
Il tuo amore mi ha riempito di rughe e mi sento come un albero nato perfetto e indomito invecchiato in un'ora. Le mie quattro radici quattro figli perfetti tengono in vita un tronco che sta per morire.