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- Il film «Le assaggiatrici», diretto da Silvio Soldini e tratto dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino, è ispirato alla storia vera di Margot Wölk, una delle assaggiatrici di Adolf Hitler.
- La pellicola, ambientata nella Germania nazista del 1943, narra le vicende di Rosa Sauer, costretta insieme ad altre sei donne ad assaggiare i cibi destinati al Führer per scongiurare il rischio di avvelenamento.
- Il film, con un budget di sei milioni di euro, è stato venduto in oltre cinquanta paesi, a dimostrazione del grande interesse internazionale per questa storia.
Il 27 marzo 2025 è uscito al cinema Le assaggiatrici, film diretto da Silvio Soldini e tratto dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino (Feltrinelli) che ha vinto il premio Campiello 2018. La pellicola, così come il libro, si ispira a un racconto autentico rimasto nascosto per decenni, precisamente fino al 2012, quando Margot Wölk, alla veneranda età di 95 anni, rivelò di essere stata una delle giovani donne tedesche obbligate a testare i cibi destinati ad Adolf Hitler. La sua testimonianza, rilasciata in un’intervista pubblicata il 2 aprile 2013 su Der Spiegel, ha scosso le coscienze e ha costituito la base per il romanzo di Rosella Postorino.
Chi sono le assaggiatrici di Hitler
Il film si dipana attraverso le vicende di Rosa Sauer, impersonata da Elisa Schlott, una giovane donna berlinese che, nell’autunno del 1943, cerca rifugio presso i suoceri nella Prussia Orientale per scampare ai bombardamenti. Tuttavia, la sua esistenza subisce una svolta inattesa quando viene arruolata dalle SS per diventare una delle assaggiatrici di Hitler. Insieme ad altre sei donne, Rosa è forzata a mettere a repentaglio la propria vita quotidianamente, assaggiando le pietanze dirette al Führer per prevenire il pericolo di avvelenamento.
La sceneggiatura del film è il risultato del lavoro di Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia, con la collaborazione dello stesso Soldini, Doriana Leondeff e Lucio Ricca. Il regista ha evidenziato la rilevanza del casting, che si è avvalso di attori tedeschi per assicurare veridicità e autenticità alla narrazione.
Le assaggiatrici, tra paura e complicità
Le assaggiatrici lancia uno sguardo inedito sulla quotidianità nella Germania nazista, attraverso le esperienze di un gruppo di donne costrette a vivere in una situazione di costante pericolo. La loro paura di morire è tangibile, ma tra le assaggiatrici si sviluppano anche legami di solidarietà e complicità. Ciò non toglie che la diffidenza sia sempre presente, alimentata dalla consapevolezza che ogni passo falso potrebbe essere letatle.
La protagonista, in particolare, si trova a vivere un conflitto interiore lacerante. Da un lato, è tormentata dalla paura di morire e dal desiderio di ricongiungersi al marito, impegnato al fronte. Dall’altro, si sente attratta da un ufficiale delle SS, interpretato da Max Riemelt, con il quale intraprende una relazione proibita e carica di tensione emotiva.
Il film mette in scena le dinamiche psicologiche delle protagoniste, obbligate a confrontarsi con la propria fragilità e con la necessità di sopravvivere in un contesto disumano. La regia di Soldini si concentra sui dettagli, sulle espressioni dei volti, sui silenzi carichi di significato, per trasmettere allo spettatore la sensazione di spaesamento e impotenza che pervade le assaggiatrici.
Le assaggiatrici e il confronto con il presente
Le assaggiatrici non è solo un film storico, ma anche una riflessione sul presente. Soldini invita lo spettatore a interrogarsi sulle similitudini tra il passato e la situazione attuale, tra la follia genocida del nazismo e le ipocrisie del mondo contemporaneo. Il film solleva interrogativi sulla responsabilità individuale, sulla capacità di adattamento dell’essere umano e sulla necessità di non dimenticare gli orrori del passato.
Il regista ha dichiarato di essere stato colpito dalla capacità delle assaggiatrici di abituarsi alla paura di morire, trasformando il rischio in una routine quotidiana. Questo meccanismo di difesa, secondo Soldini, è presente anche nella società contemporanea, dove spesso si tende a rimuovere i pericoli e le minacce per poter sopravvivere.
La pellicola è stata girata in lingua tedesca, anche se per le riprese è stata scelta la Val Venosta, un luogo che ha fortemente contribuito a ricreare l’ambientazione lugubre e opprimente della Germania nazista. Con un budget di sei milioni di euro, ha già riscosso un notevole successo a livello internazionale, visto che i diritti sono stati già venduti in oltre cinquanta paesi.
Per orientarsi fra testo e contesto
Le assaggiatrici si inserisce in un filone cinematografico che ha affrontato il tema del nazismo da diverse prospettive, spesso concentrandosi sulle vittime della Shoah o sui carnefici del regime. Il film di Soldini, invece, sceglie di raccontare una storia meno nota, ma che contribuisce a far capire ancora meglio l’atmosfera di quegli anni terribili.
Il film, come il romanzo di Rosella Postorino, è anche un modo per dare voce a tutte le donne dimenticate dalla storia. Soldini non è nuovo a questi temi. Il suo documentario Un altro domani si occupa di violenza domestica, mostrando come il corpo femminile sia ancora oggi oggetto di sopraffazione, analogamente a quello che accade per le assaggiatrici.