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- L’uomo che gridò io sono di John A. Williams, pubblicato per la prima volta nel 1967, esce in una nuova edizione in Italia per Elliot Edizioni.
- Nel romanzo Williams intreccia realtà e finzione, ponendo domande sulla presunta esistenza di documenti segreti degli Stati Uniti.
- Lo scrittore stampò e distribuì documenti relativi a un presunto piano segreto che generarono vere e proprie indagini governative.
L’uomo che gridò io sono di John A. Williams romanzo cult del 1967, torna in libreria in una traduzione di Massimo Ferraris per Elliot Edizioni. Il romanzo intreccia abilmente realtà e finzione, affrontando temi come il razzismo, la guerra e l’amore attraverso la lente del protagonista, Max Reddick. Reddick, alter ego dell’autore, è un giornalista e scrittore che scopre documenti segreti riguardanti un piano governativo per eliminare la minoranza nera in caso di disordini. Questa scoperta solleva interrogativi profondi: quanto di ciò che Max scopre è reale e quanto è frutto della fantasia?
Il romanzo si sviluppa su due linee temporali, gli anni Quaranta e Sessanta, e si muove tra gli Stati Uniti e l’Europa. La struttura narrativa riflette la vita di Williams stesso, che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e ha scritto per diversi giornali di politica e cronaca. L’uomo che gridò io sono, tuttavia, non va considerato una mera biografia con alcuni elementi di fiction. È un’opera di denuncia in cui confluiscono le caratteristiche di molti generi letterari all’interno di un racconto in cui realtà e finzione si fondono in modo indistinguibile.
L’uomo che gridò io sono tra razzismo e paranoia
Il tema del razzismo domina il libro, declinato in molteplici forme e contesti sociali. Williams si sofferma ad esempio sulla paranoia del protagonista, Max, che vede il razzismo ovunque e scopre documenti segreti del governo americano. In particolare, i documenti che parlano del piano King Alfred, inteso a eliminare la minoranza afroamericana in caso di disordini, non contribuiscono certo a contenere l’atmosfera di sospetto vissuta da Max.
Il romanzo si colloca nel solco di scrittori contemporanei a Williams, a cominciare da Richard Wright. Nel testo, passando attraverso il personaggio di Harry Ames, si trasmette la difficile condizione di essere un autore afroamericano negli Stati Uniti:
«Quel dannato governo non mi lascia in pace, te lo dico, Max, un uomo con carta e penna è pericoloso, ma se in più è nero… è cento volte peggio»
Williams sottolinea tuttavia la radice esistenzialista del romanzo, citando figure come quelle di Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus.

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- Tematiche forti, ma la struttura è troppo complessa... 🤔...
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La portata del romanzo L’uomo che gridò io sono
Come anticipato, il racconto di Williams è caratterizzato da un continuo movimento nel tempo e nello spazio. Sebbene l’io narrante segua principalmente Max, non è raro trovare capitoli dedicati interamente ad altri personaggi. Il che crea un senso di spaesamento nel lettore, una sensazione condivisa dal protagonista stesso, sofferente a causa del cancro e intontito dal mix di morfina e alcol. È solo la consapevolezza della sua fine imminente a spingerlo a recuperare i legami interrotti con persone del suo passato, come l’ex moglie, e a imporgli di confrontarsi con un futuro che lo spaventa.
La portata del romanzo si estende oltre la dimensione letteraria. Nell’estate del 1967, Williams si sobbarcò di tasca propria il costo per stampare i documenti del piano King Alfred, che inviò a diversi librai come allegati al romanzo. Altre copie furono lasciate nella metropolitana, nelle redazioni dei giornali e nelle sedi di partito. Il suo scopo andava oltre una semplice mossa pubblicitaria, poiché si fondava sull’idea che quel piano potesse effettivamente esistere. L’effetto fu tale da trasformare L’uomo che gridò io sono in un best seller e a rendere il piano King Alfred talmente verosimile da spingere il governo a svolgere vere e proprie indagini in merito.
Per orientarsi fra testo e contesto
L’uomo che gridò io sono di John A. Williams è un’opera che sfida il lettore a riflettere sulla sottile linea tra realtà e finzione. La sua trama complessa e coinvolgente, unita a temi di grande rilevanza sociale, rende questo romanzo un classico intramontabile. Williams, attraverso il suo alter ego Max Reddick, ci invita a esplorare le radici del razzismo, sollevando interrogativi che rimangono attuali ancora oggi.
Le precedenti opere di Williams, sebbene meno conosciute, hanno gettato le basi per il suo capolavoro. Un romanzo in cui si intuisce come la realtà possa essere manipolata e distorta, anche quando le premesse sono fondate su dati oggettivi.