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Il Vangelo di Pier Paolo Pasolini a cinquant’anni dalla scomparsa

Nell’anniversario della morte dell’intellettuale e regista, vale la pena rivedere uno dei suoi film più intensi e toccanti, che affrontano in modo originale il fenomeno religioso.
  • Nel 2025 si celebra il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, intellettuale poliedrico che ha segnato il panorama culturale italiano del Novecento.
  • Il Vangelo secondo Matteo, realizzato nel 1964, è stato definito da L’Osservatore Romano «forse la migliore opera su Gesù nella storia del cinema».
  • Il film si distingue per il suo stile asciutto ed essenziale, con riprese effettuate nelle zone rurali della Basilicata e della Puglia e con attori non professionisti.

Alzi la mano chi non ha visto Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Chi non l’avesse fatto, può approfittare delle tante celebrazioni che il 2025 tributa al regista nel cinquantesimo anniversario della sua uccisione all’idroscalo di Ostia, avvenuta il il 2 novembre 1975. Intellettuale poliedrico, Pasolini ha segnato profondamente il panorama culturale italiano del Novecento. La sua opera, che spazia dalla poesia al cinema, dalla narrativa alla saggistica, continua a suscitare interesse e dibattito, confermando la sua attualità e la sua capacità di interpretare le contraddizioni della società contemporanea. Pasolini, con il suo sguardo critico e la sua sensibilità artistica, ha saputo raccontare le storie degli emarginati, degli esclusi, di coloro che vivono ai confini della società, offrendo uno spaccato della realtà italiana spesso ignorato o dimenticato.

Pasolini, quel profeta scomodo che ci manca

Nato a Bologna nel 1922, è stato un intellettuale scomodo, un artista che ha sempre rifiutato le convenzioni e le etichette. La sua omosessualità, in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora un tabù, il suo marxismo, la sua profonda religiosità hanno fatto di lui una figura controversa, spesso attaccata e criticata. Pasolini, mai artista convenzionale, ha vissuto in una tensione continua tra la ricerca del vero e il rifiuto delle regole. La sua opera è un atto di accusa contro il consumismo, l’omologazione culturale, il potere della borghesia e la modernizzazione forzata. La sua concezione del mondo è radicalmente profetica, dentro una profezia che lo vede sia come grande sconfitto della storia sia come la sua miglior vittima.

«Mi sono sempre sentito povero, e quindi libero; che è il caso di fortuna infelicissima di non essere né cristiano né borghese e forse, un giorno, neanche poeta». È una auto-definizone, tratta da Poesia in forma di rosa (Garzanti, 1964), che riassume la sua attitudine esistenziale e il suo approccio all’arte. Pasolini ha vissuto in prima persona le contraddizioni del suo tempo, trasformandole in materia creativa. La sua produzione è un esempio di come l’arte possa essere strumento di denuncia, di impegno civile, di ricerca della verità. La sua figura, a cinquant’anni dalla tragica scomparsa, rimane un punto di riferimento per chiunque voglia interrogarsi sul presente e sul futuro della nostra società. Il suo sguardo lucido e disincantato ci invita a non accontentarci delle apparenze, a non cedere alla rassegnazione, a coltivare il pensiero critico e la passione civile. Pasolini ci ha lasciato un’eredità preziosa, un patrimonio culturale e intellettuale da custodire e valorizzare.

Cosa ne pensi?
  • Pasolini, un artista che ha saputo unire sacro e profano... 🎬...
  • Il film è troppo ideologizzato, Pasolini tradisce il Vangelo... 😠...
  • E se Pasolini avesse voluto mostrarci un Cristo rivoluzionario... 🤔...

Il Vangelo secondo Matteo (e Pasolini)

Tra le numerose opere di Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo, realizzato nel 1964, occupa un posto di rilievo, perché sorprendentemente fonde la sua sensibilità artistica e l’amore per un Cristo autentico e rivoluzionario. Questo film è noto per essere la trasposizione cinematografica di uno dei quattro Vangeli cosiddetti sinottici, dalle tinte essenziali e in stile quasi documentaristico. L’Osservatore romano, nel 2014, lo ha definito «forse la migliore opera su Gesù nella storia del cinema». Pasolini realizza il film seguendo il metodo della ricostruzione per analogia, riportando l’antico alle esperienze contemporanee. Il suo non è un film a sfondo religioso, né uno strumento apologetico in favore della chiesa istituzionale. Si tratta piuttosto di una meditazione poetica sulla figura di Cristo.

Il regista si attiene integralmente ai testi evangelici, servendosi esclusivamente delle parole dell’apostolo. Da qui la peculiarità del film che lo rende, rispetto ad altre pellicole di argomento religioso, una creatura autentica e originale. Il regista, pur dichiarandosi ateo e marxista, è attratto dalla figura di Gesù, che considera un vero rivoluzionario, capace di opporsi al potere e di proteggere gli umili.

Il Cristo di Pasolini, annunciatore tenebroso

Il film si caratterizza per la sua costruzione essenziale. Le riprese furono effettuate in alcune località delle arse regioni lucane e pugliesi, mentre la scelta degli attori si indirizzò ai non professionisti. Nel ruolo di Cristo, ad esempio, Pasolini volle l’allora studente spagnolo Enrique Irazoqui. A vestire i panni di Maria fu Susanna Colussi,  la vera madre del regista. Una scelta che fa convergere efficacemente il sacro e il realistico, che fa quasi coincidere la vita del regista con quella di Cristo. A cui si aggiunge un bianco e nero che delimita lo schermo, dando al film una estetica senza tempo. Forse una delle cifre stilistiche più frequenti nel cinema di Pasolini.

A rafforzare questa dimensione atemporale vi è ovviamente il soggetto sacro per antonomasia, mentre la colonna sonora, che spazia da Bach agli spiritual afroamericani e ai canti popolari, accentua la carica emotiva delle scene e le rende più intense e coinvolgenti. Il Cristo del Vangelo di san Matteo si distanzia, dunque, da quell’iconografia leziosa a cui siamo abituati e ci appare come un profeta carico d’ira e di passione. Una sorta di annunciatore tenebroso. Questa interpretazione rende il film una lettura politica del Vangelo. Per Pasolini il messaggio di Cristo si esprime in un appello accorato a tutte le forze della giustizia, in un’implacabile denuncia contro l’oppressione. Ciò spiega perché il film allora fosse stato apprezzato in maniera bipartisan da correnti di pensiero contrapposte come il mondo cattolico e la sinistra marxista.

Per orientarsi fra testo e contesto

A distanza di cinquant’anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo resta un’opera di raro pregio, tuttora capace di far commuovere e meditare, una lettura di Cristo tutt’altro che stantia in un’epoca come la nostra, bisognosa di uno sguardo misericordioso su scontri e disuguaglianze mai venuti meno.

Il Vangelo ci rivela come Pasolini, pur rifiutando la religione istituzionale, fosse profondamente affascinato dalla figura di Gesù. Un invito implicito ad accostarsi magari al Vangelo con occhi svincolati da dogmi e da prevenzioni, con sincerità e verità. Come scrisse lo stesso Pier Paolo Pasolini: «Io sono un forzato della sincerità. E quando la sincerità mi impone di dire la verità, lo faccio anche se questa può sembrare contraddittoria».


Articolo scritto interamente da un essere umano “a mano”, cioè senza l’uso di AI.(scopri di più)
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