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- Massimo Ridolfi ha sollevato dubbi sulla trasparenza nei critieri di selezione dei candidati al Premio Strega Poesia.
- La competizione della «sporca dozzina» si ridurrebbe, secondo Ridolfi, a un duello tra Giancarlo Pontiggia (Garzanti) e Maurizio Cucchi (Mondadori).
- Le parole di Ridolfi sottolineano la necessità di promuovere e valorizzare le voci autentiche e indipendenti della poesia italiana.
C’è dell’amichettismo nella scelta dei dodici candidati al Premio Strega Poesia 2025? Il termine “amichettismo”, come noto, è stato coniato recentemente soprattutto per indicare i vari cerchi magici attorno a certe figure politiche di rilievo. Si potrebbe definire la versione moderna del nepotismo. Massimo Ridolfi, di cui è difficile trovare traccia sul web, l’ha evocato in un articolo pubblicato su Navuss, testata teramana come teramano si presume sia lo stesso Ridolfi. Il quale definisce «sporca dozzina» l’elenco dei poeti che puntano alla vittoria del prestigioso riconoscimento letterario, denunciando un sistema che, a suo dire, premia logiche amicali e favoritismi editoriali a discapito del valore poetico autentico.
Tutta colpa di Eugenio Montale

Ridolfi nel suo articolo stigmatizza il meccanismo del premio, sostenendo che la competizione si riduca a un duello tra due figure dominanti, Giancarlo Pontiggia (Garzanti) e Maurizio Cucchi (Mondadori). Secondo l’autore, ci sarebbe un «muro di gomma» che impedisce alla vera poesia italiana di emergere, intrappolata in un «circoletto amicale» dove la critica è sostituita dallo scambio di favori. Un sistema, dunque, che premia se stesso, con una giuria «totalmente rappresentativa degli editori» che, di fatto, si auto-celebra.
L’analisi di Ridolfi affonda le radici nel Novecento, individuando in Eugenio Montale il punto di partenza di una deriva che si è compiuta con Giovanni Raboni. Quest’ultimo, erede della linea editoriale di Vittorio Sereni, avrebbe poi trasmesso a Cucchi un’eredità che ha portato a un «tragico appiattimento verso il registro basso» della poesia italiana. L’autore denuncia una tendenza a imitare maldestramente la grande poesia americana, rinunciando all’originalità e alla forza della tradizione italiana. In sostanza, si tratterebbe di una «sciocca tradizione dello scialbo raccontino mandato in verticale», una parodia sbiadita di modelli ben più alti.
Se poeti e critici dormono beati

Ridolfi non esita a fare un pronostico sulla competizione finale, prevedendo una spartizione della “torta” tra Pontiggia e Cucchi, definiti «due perfetti morti di sonno». Pur riconoscendo la “vittoria” di Garzanti l’anno precedente con Dal Bianco, un altro «morto di sonno», e il successo di Mondadori nella prima edizione del premio, l’autore esprime rammarico per l’occasione persa di premiare Stefano Simoncelli, un poeta indipendente «affogato nel tè del pomeriggio» a causa della sua estraneità alle logiche proprie dell’amichettismo della giuria. L’auspicio è che il premio possa recuperare una qualche dignità, riconoscendo il merito e l’originalità al di là delle appartenenze e delle convenienze.
L’annuncio della cinquina finalista è fissato per il 7 maggio al MAXXI L’Aquila, un evento che vedrà una ampia giuria composta da personalità della cultura determinare l’opera vincitrice. Ridolfi attende con scetticismo il verdetto, concludendo la sua intemerata con un’amara constatazione: «La poesia italiana dorme sonni tranquilli – mentre la critica italiana dorme proprio all’impiedi». Una denuncia feroce a un sistema che, sempre secondo Ridolfi, ha perso la capacità di discernere il valore autentico e di promuovere una poesia che sappia rinnovarsi e confrontarsi con il presente.
Per orientarsi fra testo e contesto
Il J’accuse di Massimo Ridolfi al Premio Strega Poesia solleva interrogativi sullo stato della poesia italiana contemporanea e sui meccanismi che ne regolano il riconoscimento e la diffusione. Al di là dei nomi e dei pronostici, il contributo di Ridolfi è una spina nel fianco riguardo al ruolo della critica, alla necessità di promuovere l’originalità e alla vocazione (perduta?) del sistema letterario tesa a valorizzare le voci autentiche e indipendenti.
In questo contesto, è interessante ricordare che Maurizio Cucchi, uno dei protagonisti “incriminati” da Ridolfi, è autore di numerose raccolte poetiche che hanno ottenuto importanti riconoscimenti e che testimoniano la sua lunga e prolifica carriera. Allo stesso modo, Giancarlo Pontiggia, l’altro “contendente” indicato da Ridolfi, ha pubblicato diverse sillogi che toccano temi esistenziali con un linguaggio raffinato e intenso.
Non è escluso che Ridolfi intinga la sua penna nel veleno dell’invidia, in quanto poeta e scrittore snobbato dai circuiti editoriali à la page. Di certo, è condivisibile la conclusione del suo articolo, quando osserva che «dalla lettura di una buona poesia bisogna uscirne con le ossa rotte, non certo addormentati». Il giudizio, più che mai, va rimesso alla vera giuria: quella dei lettori.