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- Il libro El odio di Luisgé Martín, sul caso José Bretón, sarebbe dovuto uscire in Spagna il 26 marzo 2025.
- La madre delle vittime, Ruth Ortiz, ha chiesto al tribunale di Cordova il sequestro preventivo del libro.
- L’editore Anagrama, nel difende la libertà d’espressione, sta guadagnando grande visibilità dalla vicenda. Poteva non prevederlo?
Il 26 marzo sarebbe dovuto uscire per l’editore spagnolo Anagrama El odio, un libro sul caso José Bretón. Bretón è il padre che a Cordova uccise nel 2011 i propri figli di 6 e 2 anni. Dopo aver ricevuto una condanna a 40 anni di carcere, lo scrittore e giornalista Luisgé Martín ha intervistato l’assassino all’interno dell’istituto penitenziario con lo scopo di approfondire la sua psicologia. L’editore Anagrama, che fa parte del Gruppo Feltrinelli, aveva programmato l’uscita del volume, appunto, per il 26 marzo. Ruth Ortiz, però, la madre delle piccole vittime, ha chiesto al tribunale di Cordova di bloccare la commercializzazione del libro. Cosa che Anagrama ha deciso prudenzialmente di fare in attesa del responso del tribunale cordobese. L’accaduto è emblematico di quanto la libertà d’espressione non sempre possa o debba prevalere rispetto alla nececcità imperativa di tutelare le sensibilità delle vittime da una potenziale reiterazione del trauma subito.
La posizione di Anagrama sul libro di José Bretón
Ruth Ortiz ha manifestato il suo stato di grave angoscia a causa dell’annuncio riguardante la possibile uscita del libro e per questo ha richiesto ufficialmente al tribunale di Cordoba un provvedimento cautelare per sequestrarlo. Questa sua sollecitazione è stata anche avallata dal tribunale per i minori nella città di Barcellona. La preoccupazione principale di Ortiz è quella che la pubblicazione potrebbe infliggere ulteriori traumi emotivi, riportando alla luce ferite ancora aperte dal passato. L’editore Anagrama, al contrario, ha ribadito in un comunicato il diritto alla diffusione del volume contestato, sottolineando la rilevanza cruciale della libertà d’espressione come perno del mestiere (e della conseguente responsabilità) dell’editoria. A sostegno di questa tesi, ha ricordato che la letteratura sovente affronta temi intrinsecamente controversi. Inoltre, che lo scopo del libro su José Bretón non è quello di legittimare atti criminali, quanto piuttosto di mettere in luce l’orrore di certe azioni senza per questo giustificarle.
C’è un limite al racconto dell’orrore?
È anche vero che l’uscita del volume El odio solleva interrogativi etici inquietanti: qual è il limite da non superare affinché non sia garantita visibilità agli autori di crimini orrendi? Anche se la funzione della letteratura risiede nella sua capacità di esplorare ogni aspetto della realtà umana, questo non deve far dimenticare le conseguenze potenzialmente devastanti per le vittime sopravvissute. Sebbene il testo, scritto da Luisgé Martín attraverso diversi colloqui con Bretón, miri a far comprendere la dinamica omicida dell’assassino, resta al fondo una questione cruciale. Ha senso che un simile individuo tragga vantaggio dalla descrizione dei suoi misfatti?
Per orientarsi fra testo e contesto

Il caso di José Bretón legato al libro El odio suscita una necessaria meditazione sui confini della libertà d’espressione in relazione al sacrosanto diritto delle vittime a non subire nuovi traumi. Da sempre la letteratura si presenta come una finestra sulle complessità dell’animo umano. Tuttavia, questa dimensione deve avvenire con una dose adeguata di responsabilità verso chi ha patito sofferenze. Risulta cruciale pertanto mantenere un delicato equilibrio fra l’istanza di chi ha deciso di raccontare e il rispetto dovuto alle persone coinvolte loro malgrado.
Sebbene la letteratura detenga un potere quasi unico nell’indagare le ombre del male umano, non può comunque operare priva di riguardo nei confronti delle vittime. Le opere precedenti di Luisgé Martín hanno spesso affrontato questioni delicate, come ad esempio Cento notti, pubblicata in Italia da Feltrinelli nel 2022. A maggior ragione, il caso José Bretón necessita di un profondo senso di empatia e saggezza, così da prevenire l’aggravamento della sofferenza per coloro che hanno già affrontato esperienze traumatiche. Di certo il clamore che ha suscitato la vicenda, compresa la scelta di affidare a un tribunale la decisione in merito alla pubblicazione, servirà a far vendere molte copie al libro, se dissequestrato, o a farlo circolare clandestinamente in maniera virale. Cosa che l’editore Anagrama non poteva non prevedere. Anche questo è marketing, per quanto cinico.